

La tassazione dei certificati di investimento è uno degli aspetti più importanti da comprendere per valutare correttamente il rendimento netto degli investimenti. In Italia, i certificati sono classificati come redditi diversi ai fini fiscali, con un'aliquota del 26% su plusvalenze e cedole. Questa guida analizza in dettaglio il regime fiscale, le modalità di tassazione e le strategie di ottimizzazione fiscale.
I certificati di investimento sono classificati fiscalmente come redditi diversi (art. 67, comma 1, lett. c-ter del TUIR). Questa classificazione comporta:
Definizione: Differenza positiva tra prezzo di vendita (o rimborso) e prezzo di acquisto.
Formula:
Capital Gain = Prezzo Vendita - Prezzo Acquisto
Imposta = Capital Gain × 26%
Esempio:
Acquisto certificato: 95€
Vendita/Rimborso: 105€
Capital Gain: 10€
Imposta: 10€ × 26% = 2,60€
Netto ricevuto: 105€ - 2,60€ = 102,40€
Tassazione: Ogni cedola è tassata al 26% alla fonte (ritenuta alla fonte a titolo d'imposta).
Esempio:
Cedola lorda: 50€
Ritenuta 26%: 13€
Cedola netta: 37€
I bonus pagati a scadenza (es. certificati Bonus) sono tassati come le cedole: 26% alla fonte.
Come funziona:
Vantaggi:
Svantaggi:
Come funziona:
Vantaggi:
Svantaggi:
Uno dei principali vantaggi fiscali dei certificati è la possibilità di compensare minusvalenze con plusvalenze future.
Anno 1: Realizzo minusvalenza di 1.000€ su un certificato
→ La minusvalenza viene "accantonata"
→ Nessuna imposta da pagare (ovviamente, ho perso denaro)
Anno 2: Realizzo plusvalenza di 1.500€ su altro certificato
→ Plusvalenza: 1.500€
→ Compenso con minus pregressa: 1.500€ - 1.000€ = 500€
→ Imposta dovuta: 500€ × 26% = 130€ (invece di 390€)
Risparmio fiscale: 260€
Vantaggi:
Svantaggi:
Vantaggi:
Svantaggi:
Oltre alla tassazione su plusvalenze e cedole, esiste l'imposta di bollo sui depositi titoli:
Broker italiani: Applicano automaticamente (bollo virtuale)
Broker esteri: Devi versare autonomamente entro scadenze fiscali
Importante distinzione: i Titoli di Stato italiani ed equiparati hanno aliquota agevolata del 12,5% invece del 26%. Questa agevolazione NON si applica ai certificati, nemmeno se il sottostante è un indice obbligazionario governativo.
StrumentoAliquotaBTP, BOT, CCT12,5%Azioni, ETF azionari26%Certificati (tutti)26%ETF obbligazionari26% (*)
La tassazione degli ETF obbligazionari in Italia dipende dalla composizione del fondo: 12,5% per i proventi da titoli di Stato (italiani e "white list") e 26% per quelli da obbligazioni societarie (corporate) o di Paesi non "white list".
Cedole: Alla data di pagamento (ritenuta alla fonte immediata) (**)
(**) alcuni istituti di credito/broker applicano la tassazione a chiusura della posizione: le cedole vengono accreditate lorde, ma il prezzo di carico viene abbassato proporzionalmente, “caricando” la tassazione delle cedole sul capital gain, se ci sarà.
Capital Gain:
No, la minusvalenza non è deducibile dal reddito complessivo. È solo compensabile con plusvalenze future (entro 4 anni) da redditi diversi (certificati, azioni, ETC, ecc.). Non riduce l'IRPEF. Se non realizzi plusvalenze nei 4 anni successivi, la minusvalenza si perde definitivamente.
No, categorizzazione diversa. I dividendi sono "redditi di capitale" (art. 44 TUIR), le cedole dei certificati sono "redditi diversi" (art. 67 TUIR). Entrambi tassati al 26%, ma: (1) Dividendi NON compensabili con minusvalenze, (2) Cedole certificati SÌ compensabili con minusvalenze. Questo rende i certificati fiscalmente più efficienti per chi ha minus da recuperare.
Per la maggior parte degli investitori: regime amministrato. Pro: semplicità, no dichiarazione, gestione automatica. Contro: minus utilizzabili solo con stesso broker. Regime dichiarativo conviene se: (1) hai più broker e vuoi compensare tra loro, (2) hai competenze fiscali o commercialista, (3) vuoi massimo controllo. Per investitori occasionali: sempre amministrato.
Sì, entrambi sono redditi diversi e quindi compensabili. Puoi compensare minus/plus tra: certificati, azioni, ETC, futures, opzioni. NON puoi compensare con: dividendi (redditi di capitale), interessi su obbligazioni/conti deposito (redditi di capitale). La categoria "redditi diversi" è quella che permette compensazione.
Dipende dal regime. Regime amministrato: le minus restano "bloccate" presso il vecchio broker (non trasferibili). Soluzione: tieni il conto aperto e usalo per realizzi futuri, oppure passa a regime dichiarativo. Regime dichiarativo: nessun problema, le minus sono nella tua dichiarazione e le usi ovunque. Per evitare questo problema, alcuni scelgono un broker principale in amministrato e secondari in dichiarativo. Se chiudi un deposito titoli in regime amministrato, l'unico modo per non perdere le minusvalenze sarebbe quello di trasferire i titoli a un nuovo intermediario richiedendo contemporaneamente il passaggio al regime dichiarativo.
Generalmente sì, per due motivi: (1) Certificati: tassazione 26% solo su realizzo (puoi posticipare), compensazione minus disponibile. (2) Fondi: tassazione 26% annuale anche su proventi non distribuiti (regime del risparmio gestito), no compensazione minus. Inoltre i certificati permettono loss harvesting (realizzo strategico minus per compensazione), i fondi no. Per chi fa trading attivo o ha minus, certificati sono più efficienti.
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